Lungo il Fiume

31 Gennaio. GRANDI IMPRESE

Oggi è la festa di San Giovanni Bosco, patrono dei giovani. Leggendo le pagine della sua vita e, soprattutto, considerando gli effetti dell’opera da lui iniziata che permangono ancor oggi attraverso la vivace intraprendenza della famiglia salesiana diffusa in ogni parte del mondo, si rimane sorpresi ed ammirati per quello che questo semplice sacerdote piemontese è stato in grado di realizzare. La sua vita è stata un continuo, generoso, totale servizio a favore dei giovani che raccoglieva dalle strade, ascoltava, indirizzava, accompagnava, con tratto fermo e paterno, perché potessero diventare uomini maturi e responsabili. E più riusciva a dedicarsi a questa missione e più avvertiva il bisogno di pregare perché era convinto che il tempo per l’uomo esigesse il tempo per Dio e non si potesse far nulla di buono per i giovani senza la preghiera e la contemplazione. Ma quello di don Bosco non è un esempio isolato o raro nella vita della Chiesa, dal momento che tutti coloro che hanno testimoniato in modo efficace e operoso l’amore, la donazione di sé e la loro fede, creando opere caritative, strutture e ogni altra iniziativa di bene che durano fino ai nostri giorni, hanno lasciato vasti spazi a Dio nelle loro giornate. E noi crediamo di fare molto solo perché ci affanniamo in un febbrile attivismo e ritagliamo solo quei pochi minuti mattutini o serali per una veloce preghierina… I grandi campioni della fede continuano ad ammaestrarci.

1 Febbraio. AMORE PER SEMPRE

Ho ascoltato le parole semplici e profonde di uno sposo che mi raccontava il suo amore per colei che è stata la sua compagna di vita per quasi quarant’anni e che ora è venuta a mancare. A breve celebreremo il commiato cristiano per questa creatura descritta così bene dal suo racconto commovente nella sobrietà e purezza di sentimenti, estrema confessione d’amore, costruita sulla memoria di una vita trascorsa insieme, nei suoi splendori e nei suoi travagli, nei suoi successi e incontri importanti e nella quotidianità semplice e modesta dell’esistenza. Per me è stata una lezione d’amore, velata dalle lacrime di uno sposo, ma dolce e serena. Non esige commenti o applicazioni. Trasfigura la vita di una luce pura, quella di cui tutti abbiamo bisogno, la luce di un amore più grande della morte.

2 Febbraio. LUCE DI FELICITA’
Oggi è la festa della “Candelora”. Come ogni anno, i bambini e i ragazzi che nei prossimi mesi celebreranno i sacramenti dell’Iniziazione cristiana, erano tutti presenti alla celebrazione serale per rispondere con il loro “Eccomi” alla chiamata di Dio. Tenevano accesa tra le mani la candela benedetta, segno della fede, richiamando così la presenza di Cristo nella vita cristiana, fiamma che sempre deve essere alimentata. Ma che cos’è questa piccola luce, così flebile e tremolante ad ogni soffiar di vento, rispetto ad altre luci, ben più potenti e abbaglianti, che questi ragazzi troveranno sul cammino della loro esistenza? Forse qualche ragazzina troverà più affascinante la luce dell’ultima “velina” da imitare da grande, o qualche ragazzino sarà abbagliato dalla celebrazione del calciatore di turno e del suo apparire televisivo a ogni costo. Eppure continueremo ad indicare ai nostri giovani la bellezza della luce di Cristo che non inganna e che costituisce la vera risorsa di speranza in ogni stagione della vita. Ma la luce di Cristo non s’impone, si propone nel rispetto della libertà e dei tempi di maturazione di ogni persona. Molti dei ragazzi che questa sera hanno tenuta accesa la piccola candela, dovranno imparare – anche a proprie spese – che il “luccichio” di certe prospettive che brillano ai loro occhi, rivela forse oro ma non certo felicità.

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