Lungo il Fiume

OLTRE IL SENSAZIONALE

Sono passate alcune settimane da quando le nostre parrocchie della Riviera sono finite su tutti i giornali per aver offerto pronta accoglienza ai richiedenti asilo provenienti dalla struttura di Cona e, dopo quelle giornate concitate, tutto è tornato dentro gli schemi di quella “normalità” che non è degna di nota. Ma, si sa, i mezzi di comunicazione sono alla continua ricerca di ciò che è sensazionale, anche a costo di inventarlo o amplificarlo oltre misura, pur di garantirsi l’interesse del pubblico! La vita autentica, tuttavia, quella che scorre dentro i canoni dell’ordinarietà, è meno nota, non fa notizia, e, perciò, non occupa le prime pagine dei giornali. Ma è proprio sotto l’epidermide che si trova la reale consistenza e l’ossatura fondamentale della realtà. E così, se le nostre Comunità cristiane riscuotono l’interesse dell’opinione pubblica per alcuni eventi straordinari, lo si deve principalmente a quella continuità d’impegno, di dedizione, di fedeltà al Vangelo che contraddistingue il loro cammino ordinario nella vita di ogni giorno. Certamente il gesto eclatante è pur sempre un segno di ardimento, di libertà, di testimonianza, ma riceve il suo valore genuino se è coerente con un’intera esistenza. Ed è qui che si configura il più generoso e impegnativo compito, quello della costanza e della fedeltà continua. Un genitore che ogni giorno adempie alla propria vocazione nelle piccole e umili incombenze, un cristiano che è sempre coerente con la propria fede pagandone il prezzo quotidiano anche a proprio discapito materiale, la persona che si consacra alla sua missione ogni giorno senza suonare la tromba davanti a sé, tutti costoro testimoniano la grandezza della loro anima e incarnano quello che potremmo chiamare l’eroismo quotidiano, fatto di piccole cose. La grandezza della storia delle nostre parrocchie si costruisce ogni giorno all’interno di questa fedeltà!

VERSO L’ALTRO

Incontri programmati, tutti i giorni e a tutte le ore, con gruppi e singole persone, una buona dose di funerali (anche cinque o sei in una sola settimana) da celebrare, cantieri aperti con relativi lavori da seguire nelle diverse parrocchie… Insomma, un programma di vita alquanto intenso che non mi è stato prescritto dal medico e che sono contento di assumermi, nei limiti delle mie capacità, giorno dopo giorno, spendendo tutto me stesso. Ma ritengo quanto mai doveroso assicurare, per quanto è possibile, durante la giornata, un’organizzazione del tempo a disposizione perché non sia mai sacrificato ciò che è determinante nella mia missione di sacerdote. Mi accorgo, infatti, che gli impegni mi porterebbero a rimanere sempre più “imprigionato” dentro il ristretto perimetro degli spazi “sacri”: la chiesa, l’ufficio parrocchiale, il patronato senza avere la possibilità di mettere il naso un po’ oltre questa realtà. L’organizzazione del nuovo e gli imprevisti che nel frattempo si sono affacciati, mi hanno costretto ad una sorta di “arresti domiciliari” che confido di poter terminare al più presto con l’avvio della visita alle famiglie della Comunità. Ritengo, infatti, prima di tutto e soprattutto che il parroco non solo sappia attendere e accogliere le persone ma sia anche in grado di andare loro incontro. A volte non si conosce la reazione dell’altro, a volte si può essere anche rifiutati dall’altro ma, fuggire dall’altro o è un atto infantile o è un gesto egoistico e indizio di debolezza e paura. D’altronde i contatti frenetici, tipici della società moderna, ci costringono a incrociarci e a convivere sotto lo stesso cielo. È a questo punto che deve sbocciare una conoscenza reciproca, reale e leale, che ci liberi dai luoghi comuni e dalle falsità. È solo per questa via che si fa strada la consapevolezza dell’appartenenza alla comune umanità, dell’essere figli dell’unico Padre e, così, fiorisce l’amore e si edifica la Comunità. Lungo questa via, come parroco, sento il dovere d’incamminarmi, ogni giorno, passo dopo passo, per accorgermi del buon seme che è stato sparso con abbondanza anche lungo la strada.

I PENSIERI D’OGNI GIORNO Qualcuno mi ha chiesto come riesco a trovare il tempo per mettermi a scrivere queste riflessioni che compaiono ogni settimana sulla stampa parrocchiale. Devo dire che lo scrivere, ormai, fa parte di quei riferimenti quotidiani che mi accompagnano da molti anni e non richiedono particolare dispendio di tempo o di energie. Sì, perché pensare è il compito di ogni persona e comunicare agli altri i propri pensieri è spontaneo e spesso necessario per non isolarsi in una solitudine senza comunicazione. Per me questo appuntamento con la scrittura è diventato una sorta di pensare ad alta voce cercando di vagliare bene la sostanza di ciò che scrivo, per non cadere nel vaniloquio, per evitare le complicazioni inutili, la supponenza o la confusione. Se, pur nella loro estrema semplicità, questi “pensierini della buonanotte” messi per iscritto da questo parroco della Riviera, hanno saputo comunicare con chiarezza e incisività il suo animo di pastore, hanno sicuramente assolto alla loro funzione.

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